[Modern] I Pensieri Altrui by Giovanni Postorino

“Conosci il tuo nemico” è la trasposizione di un aforisma tratto da un antichissimo libro cinese scritto dal famoso generale Sun Tzu circa 2500 anni fa. Sto parlando de L’arte della guerra, un manuale che racchiude la filosofia e i concetti fondamentali della teoria della battaglia. Figli dell’esperienza del generale, gli aforismi contenuti nel libro riecheggiano dal passato fino all’era moderna diventando quasi assiomatici per molti. Sono alla base delle moderne teorie e tattiche militari e, con le giuste interpretazioni, vengono utilizzati nei più svariati contesti: dall’economia alle frasi motivazionali scritte nelle palestre, dalla teoria dei giochi ai bigliettini di auguri. Oggi proverò ad applicare il più famoso di essi al gioco di Magic, focalizzandomi particolarmente sul formato preferito dagli italiani, il Modern.

Personalmente non so un fan della distorsione di concetti così stoici che, come per una definizione scientifica, andrebbero riportati nella loro integrità e lasciati interpretare al lettore. Sun Tzu recita testualmente: “Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.” Ora, smettiamola di leggerlo con la voce del maestro Miyagi di Karate kid e analizziamone il contenuto. Sun Tzu afferma che per avere la certezza della vittoria bisogna conoscere pienamente sia la propria persona che l’avversario. Una parziale o totale sconoscenza di anche solo uno dei due aspetti compromette in gran misura o del tutto le possibilità di vittoria. Ma cosa significa “conoscere sé stessi” in una partita di Magic? Beh, intuitivamente la prima risposta che mi viene da dare è sapere con che carte si sta per giocare. Ovviamente questo include sapere cosa fa ogni carta, il relativo regolamento e in particolare le interazioni che hanno le carte nel nostro grimorio. Per esempio, giocando un mazzo come Affinity devo sapere che se perdo uno dei miei unici tre artefatti in gioco la mia Galvanic Blast sarà un semplice Shock. Prendendo il concetto in senso più lato però penso che la conoscenza di sé in senso letterale venga prima ancora della scelta del mazzo. Mi spiego meglio con un esempio. Per quanto molti sono affascinati nel giocare mazzi estremamente complicati come Lantern control, un giocatore poco esperto o non molto bravo dovrebbe avere sufficiente giudizio per non giocarlo in quanto troppo complesso. Sarebbe molto più produttivo cominciare con un archetipo più semplice per poi, acquisita la necessaria esperienza, dedicarsi al mazzo preferito. Interpretando Sun Tzu, chi si accinge a un torneo con un mazzo troppo difficile per le sue capacità non può avere assicurata la vittoria.

Il generale però non afferma che la vittoria è preclusa a chi non ha una totale autocoscienza. Questa infatti può essere influenzata da molti altri fattori, come l’avversario da fronteggiare e l’andamento della battaglia stessa. Potrei infatti essere poco esperto con il mio mazzo, ma un profondo conoscitore del formato e di ogni possibile interazione. Conoscere l’avversario in questo caso potrebbe portarmi alla vittoria. Questo mi fa molto pensare alle ragioni per cui molti cominciano a giocare modern con un mazzo tipo Burn o Bushwacker zoo. Questi sono mazzi che molte volte fanno un po’ da soli, basta stare attenti alle trappole tese dagli avversari per ottenere vittorie facili, quasi automatiche. La conoscenza dell’avversario è quindi, in prima battuta, sapere quali solo le carte del mazzo che fronteggiamo, le loro risposte e la strategia di base. Identificare il ruolo dell’avversario nella partita ci permettere di agire di conseguenza. Burn ad esempio si comporterà diversamente in una partita contro un classivo UW control, nel quale assumerà il ruolo dell’aggressore, piuttosto che in un tirato match contro Elfi, in cui avrà un ruolo più di controllo del board.

Toshiro Umezawa – Christopher Moeller

Finora abbiamo parlato però essenzialmente solo di partite ideali con mazzi ideali, senza informazioni aggiuntive oltre quelle che si possono trovare in uno dei mille siti di decklist. Queste sono le nozioni essenziali da conoscere prima di iscriversi a un torneo, ma durante la partita ci sono molte altre informazioni che possono essere raccolte e che ci aiuteranno ad aumentare le nostre chances di vittoria, sempre secondo il teorema di Sun Tzu. Le dividerei in due categorie: informazioni dirette e ricavate.

Molto spesso, specialmente in modern, capita che una carta venga rivelata per qualche ragione. Alcuni esempi sono Ancient Stirrings, l’abilità di Goblin Guide, Thoughtseize o Inquisition of Kozilek, ecc… Quello che noto in giocatori poco attenti è la superficialità con la quale assumono queste informazioni. Trovo sia infatti di fondamentale importanza annotare la carta rivelata dalla cima del mazzo dopo un attacco di Guida Goblin in quanto l’avversario probabilmente la avrà in mano il turno successivo e potrà usarla contro di noi. Ogni carta rivelata è un’occasione di cogliere informazioni aggiuntive o più precise e questo non può che far aumentare le nostre possibilità di vittoria. Anche la sola certezza che una carta sia nel mazzo dell’avversario può essere utile, pure se quella particolare carta non avrà influenza diretta sul corso della partita in gioco, ci darà comunque informazioni sulla composizione del mazzo avversario che possono essere cruciali al momento della sideboard.

La parte più importante derivata dall’acquisizione di informazioni diretta è però la deduzione di altre informazioni tramite il ragionamento. Chi tra voi è un assiduo giocatore di legacy è probabilmente molto più abituato in ciò, in quanto nel legacy carte come Thoughtseize sono meno comuni e la maggior parte delle informazioni vengono ricavate dall’attenta osservazione di ogni mossa dell’avversario. Questo non vuol dire che in modern ci si può permettere di non considerare questo aspetto, anzi bisognerebbe farne la propria forza. I migliori giocatori di BGx (Jund ad esempio) sono quelli che riescono a capire con ottima approssimazione lo svolgimento dei successivi turni di gioco quando al primo turno lanciano un Inquisition of Kozilek per scartare una e tener nota delle carte dell’antagonista. Sono personalmente sempre affascinato nel guardare una partita di un ottimo giocare di jund in quanto, sin dal primo turno, sembra una partita a scacchi in cui si vince se si riesce a predire il maggior numero di mosse dell’avversario. La fondamentale differenza con gli scacchi è che Magic è un gioco a con una componente di casualità, il che rende ancora più difficile il maneggiare le informazioni assunte in quanto anche le possibilità delle pescate future devono essere inserite nell’equazione. Quando si assiste alla risoluzione di uno scartino di solito, anche se la carta da prendere è piuttosto scontata, si impiega parecchio tempo proprio per analizzare quantomeno i futuri scenari più probabili ed assicurarsi che la carta scelta sia effettivamente quella corretta. Inoltre, bisognerebbe sempre prendere nota delle carte rivelate per assicurarsi di non dimenticarne nessuna, ciascuna di esse potrebbe essere uno snodo fondamentale della partita. Una piccola nota che mi sento in dovere di aggiungere: fate caso all’edizione delle carte che vedete e anche alla lingua di stampa. Capita molto più frequentemente di quanto si possa immaginare che l’avversario peschi una seconda copia di una carta già vista, ma in una stampa diversa e la giochi prima di quella di cui abbiamo conoscenza, regalandoci un’informazione extra che non dovremmo avere. Vale ovviamente anche il viceversa, cercate quanto di più di giocare carte identiche in modo tale da non cadere in questo errore. Un esempio comunissimo è giocando contro Tron. La mania dei giocatori di terre di Urza di averle tutte con art diverso si ritorce spesso contro loro quando, giocando Ancient Stirrings o Sylvan Scrying, rivelano una terra per poi pescare la stessa terra ma visivamente diversa e giocarla prima di quella rivelata giusto perché è stata appena pescata.

Un ultimo punto che mi preme analizzare e che troppo spesso è sottovalutato è l’ambito dei cosiddetti “Tell”. In gergo pokeristico un tell è una azione inconscia che una persona compie come reazione a uno stato emotivo. Ad esempio, il classico deglutire dopo aver puntato forte può generalmente significare un bluff, ma anche una mano forte a seconda del tipo di persona che ci si trova davanti. Al tavolo da poker questo tipo di analisi risulta molto utile, specialmente verso i giocatori più inesperti o quando si giocano grosse somme. Applicare questo tipo di ragionamento alle Magic è rischioso in quanto ci sono molte più variabili che possono influenzare le reazioni di un giocatore, ma alcuni fondamentali concetti possono essere molto utili. Immaginate ad esempio di essere on the draw e sentite annunciare immediatamente e con fermezza al vostro avversario il Keep. Se avete una mano subottimale dovreste essere lievemente più inclini al mulligan in quanto sembrerebbe che il vostro avversario sia piuttosto scoppiettante. Non credete invece a chi tiene a sette carte sbuffando o proclamandosi l’uomo più sfortunato del mondo, con buona probabilità sta bluffando o è semplicemente un piagnone. Se avesse veramente una mano terribile avrebbe tutti gli incentivi per ri-mischiare, il suo “bluff” non ha molto senso e quindi non dovreste crederci. Capita a volte di essere in una situazione di stallo del board o di “pesco-passo” e che l’avversario (o anche voi) riflettiate questa noia con un atteggiamento più moscio (spalle ricurve, busto proteso verso il tavolo, testa china). Se una pescata genera una reazione insolita nel vostro avversario, più comunemente un’accelerazione della velocità di esecuzione, potete essere piuttosto certi che la carta ottenuta è particolarmente rilevante. Un errore gravissimo che vedo spessissimo commettere è addirittura l’annunciare platealmente di aver pescato bene. Anche se si intende giocare nello stesso turno la carta pescata, questo non vieta di poter rispondere alla fine della fase di acquisizione con uno scarto istantaneo, un Kolaghan’s Command ad esempio. La poker face è uno strumento molto utile, come il Trash Talking, bisognerebbe impararli ad usare più accuratamente in qualsiasi gioco.

La lista dei tell è potenzialmente infinita, ma ciò che è veramente importante è la filosofia che vi sta dietro. Analizzare il proprio avversario, come suggerisce L’arte della guerra, è l’unico modo per avere assicurata la vittoria. Ogni informazione deve contribuire alla formulazione di un profilo del Deck e dell’antagonista che lo pilota. Questo modello deve servirci all’identificare, in via diretta o indiretta, i punti di forza e le debolezze su cui fare leva. La transizione tra un giocatore amatoriale e uno semi-serio è lunga e impegnativa, e richiede sicuramente l’applicazione della teoria dei giochi e dei consigli che ci giungono dal passato. Entrare nella testa del proprio avversario richiede molta preparazione ed esperienza, oltre che un fondo di teoria, quindi basta cincischiare leggendo un articolo che può solo spronare in voi un cambiamento di mentalità.

Rubare i pensieri, più che una carta, è uno stile di gioco.

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