La Protesta di Gerry Thompson by Giovanni Postorino

Un Salve a tutti amici di Magic Titans, dopo una lunghissima vacanza dalle cartine rieccomi sul blog per parlare con voi del nostro gioco preferito. La prima idea per questo articolo post-estate era sicuramente di discutere della metamorfosi avvenuta nel panorama modern durante la ormai trascorsa stagione estiva. Tuttavia, dopo i recenti avvenimenti, ho deciso di posporre qualsiasi articolo tecnico e dedicare uno spazio a un importante avvenimento che ha scosso la comunità Magic nell’ultima settimana: la protesta di Gerry Thompson nei confronti della Wizard of the Coast.

Per chi non fosse a conoscenza della situazione, a questo link può trovare il “documento” con cui Gerry spiega i motivi del suo sit-out. Inoltre, qui si può trovare una breve ma esaustiva intervista da parte di LSV al diretto interessato.

Per quanto io non sia informato al 100% sulla faccenda, specialmente sul sistema di pro-status in quanto non mi riguarda direttamente, mi sento in dovere di divulgare l’informazione a chi l’avesse mancata e di esporre le mie idee in merito. Questo non per egocentrismo o perché io ritenga in qualche modo di avere una rilevante voce in capitolo, ma per il semplice fatto che questo tipo di protesta è efficace in ragione esponenziale al numero di partecipanti attivi. Fin quando ci si limita ad un semplice commento stile “Yeah Gerry, I totally agree with you” si rimane uno sputo nell’oceano di menefreghismo dimostrato dalla casa madre. Se invece intere comunità, nazionali e internazionali, dimostrano attivamente e prolungatamente disappunto nei confronti di Wotc e solidarietà nei confronti di Gerry, tutto ciò non può passare inosservato.

Detto ciò, come primo passo è fondamentale che voi leggiate accuratamente l’articolo su Reddit che spiega le ragioni della protesta. In parole povere, Gerry Thompson ha rinunciato a partecipare al torneo dell’anno, quello per cui ogni professionista lotta tutto l’anno, in segno di protesta nei confronti dello status quo dell’intera organizzazione del gioco competitivo. Qualora qualcuno non riuscisse a tradurre l’articolo da se, è fortemente incoraggiato a lasciarmelo sapere nei commenti e sarò lieto di tradurlo una volta per tutte, nei limiti delle mie capacità. Da questo punto in poi procederò supponendo che voi abbiamo letto e compreso il documento, quindi vorrei discutere punto per punto le motivazioni che hanno portato il coraggiosissimo pro a un gesto così “estremo”.

  1. Wizards of the Coast (WotC) does not pay professional players a living wage.

Lo stesso Thompson specifica che un salario non è di per sé un requisito del Pro Tour o della comunità. Ma si capisce bene dallo stesso titolo di Pro Tour che lo scopo del circuito vuole essere la creazione di una classe di giocatori professionisti. Giusto o sbagliato che si ritenga, è abbastanza palese che (come afferma Thompson) lo scopo di WotC sia il vendere il sogno di vivere giocando a Magic. Il problema è ovviamente che tutto ciò è una mera illusione. Tempo fa lessi un articolo molto interessante e dettagliato scritto da BBD, neocampione del mondo, in cui spiegava come i soldi ricavati dalle effettive vincete dei tornei erano appena sufficienti per ripagare i costi dei viaggi e dei tornei stessi (specialmente nel circuito GP, rispetto al più economico SCG per chi ha la fortuna di vivere in Nord America). Mi dispiace di non aver trovato l’articolo al momento per poterlo linkare, cercherò meglio in rete e spero di poterlo condividere in futuro. In ogni caso, BBD continua con l’affermare che i proventi del World Championship erano i primi introiti in positivo nella sua già pluripremiata carriera e che l’unico modo per un giocatore di Magic di sostenersi nella vita (senza vivere agiatamente, tirando a campare insomma) è quello di avere sponsorizzazioni o attività collaterali come collaborazioni con siti prestigiosi in qualità di “content creator” (articoli, video). Brian Braun Duin risulta quindi un perfetto esempio di pro-player che nonostante numerosi successi rientra nella categoria professionisti solo grazie agli utili provenienti da attività collaterali al gioco. Questo ci porta al secondo punto della lista, ovvero:

  1. Wizards does not promote its players well.

Personalmente non ero nemmeno a conoscenza del fatto che GerryT avrebbe partecipato alla competizione. A dirla tutta, non ricordavo nemmeno che il torneo più prestigioso dell’anno fosse proprio lo scorso weekend. Bisogna dirlo senza mezzi termini: il reparto di social media management di WotC è terribile. Personalmente ritengo che questo sia dovuto a una politica interna. Wizard, in quanto azienda produttrice di un prodotto (il gioco Magic: the Gathering), si preoccupa quasi esclusivamente della promozione del prodotto stesso, senza sfruttare molte potenziali risorse. Una di queste risorse sono appunto i giocatori, persone che da decenni rimangono fedeli a un marchio che in varie occasioni si è dimostrato deludente, rasentando in certi momenti l’incompetenza. In tutto ciò si deve sempre tenere a mente che Wizard non è per nessun aspetto una ONLUS, il benestare dei fidelizzati non è quindi la priorità assoluta. Questo però non annulla il fatto che Magic è un gioco con un seguito incredibile di personalità brillanti e geniali, secondo probabilmente solo agli scacchi. La complessità di gioco è tanto una maledizione (in termini di facilità di approccio e visibilità) quanto una benedizione, in quanto nei 25 gloriosi di esistenza è riuscita ad attrarre decine o centinaia tra le menti più gloriose tra i “gamers” moderni. Dare la giusta visibilità a giocatori come Seth Manfield e Lee Shi Tian, giusto per nominare gli ultimi due Hall of Famers, sarebbe di gran giovamento non solo ai summenzionati, ma soprattutto al gioco e quindi all’azienda stessa. La promozione dei tornei verrebbe molto più semplice ed efficace se ci fossero volti a cui associare il proprio stile di gioco o semplicemente qualcuno da tifare. Giusto per porre il paragone, nonostante io non sia un grande seguace del circuito SCG sono parecchio familiare con molti dei nomi ricorrenti nella leaderboard delle competizioni in quanto la promozione degli stessi è veramente efficace e “user friendly” per dilla all’americana. Un’idea (tra tante) che la Wizard potrebbe sfruttare da altri giochi come Hearthstone, di gran lunga più popolari seppur più giovani e onestamente meno belli, è la tematica del “Tifo personalizzato”. L’innovazione è una parte essenziale in un’azienda moderna, ma una questione che la WotC pare evitare o affrontare in maniera abbastanza povera. L’idea che mi sono fatto, anche a seguito dei recenti avvenimenti, è che il gruppo di pochi che prendono le decisioni e dettano la politica all’interno dell’azienda sia fin troppo reazionario e “all’antica”, poco capace di adattarsi al nuovo mercato (sia online che di giochi dal vivo) e ancora convinto di poter rimanere sulla cresta dell’onda come venti anni fa. Qualora io abbia ragione, ho una brutta notizia per il comitato amministrativo: i tempi cambiano incredibilmente più velocemente di quanto voi dimostriate di sapervi adattare. E da qui la terza polemica in elenco:

  1. WotC’s communication is notoriously poor.

Un rapido confronto tra un gioco più modernizzato e Magic. 2.4milioni sono i fan della pagina Facebook ufficiale Hearthstone.it, 1.7 milioni per il corrispettivo italiano di Magic. Grossomodo le tue utenze sono nello stesso ordine di grandezza e comparabili, anzi, ritengo un buon successo un margine del circa 30% di inferiorità in quanto la tipologia di pubblico (età, interessi, approccio al gioco) è fortemente diversa tra i due giochi. Quello che mi colpisce è invece paragonare il bacino di utenza di MTG Arena (27mila seguaci) e quello del nuovissimo, ancora non rilasciato, Artifact (15mila seguaci). Come è possibile che un gioco la cui attesa esplosione è datata Gennaio 2019 è già così vicina a un gioco in Open Beta da domani? Per quanto WotC provi a spingere su questo prodotto, nuovo e giovanile, questo numero secondo me è significativo di quanto il Customer Service non sia appropriato all’utenza e soprattutto alla richiesta. Io, ad esempio, seguo la pagina ufficiale di Magic: the Gathering per motivi che ho assolutamente dimenticato, tanto mi è inutile. Questa digressione va comunque oltre gli intenti della protesta. La critica generale è in effetti sull’approccio confusionario e incomprensibile al tema status pro. Come ho già ammesso, io stesso non sono mai riuscito a ben capire il sistema di assegnazione di status pro. Un sistema più chiaro, semplice e intuitivo, in congiunzione con una adeguata divulgazione e promozione (magari legata a uno dei bistrattati pro player, vedi punto 2), sicuramente sarebbe un incentivo per chi è già un giocatore ad impegnarsi (personalmente ed economicamente) per tentare qualificazioni a PT o comunque l’inserimento in un circuito professionale o semi. Un sistema più “user friendly” sarebbe oltretutto una grande spinta per nuovi giocatori ad abbracciare un gioco che offre prospettive più interessanti.

  1. There are not enough Pro Tour invites to satiate the player base.

Questo, a mio avviso, è il punto cruciale dell’intera protesta. Il motivo per il quale tutto ciò non riguarda solo una élite di giocatori già appartenenti al circuito professionale, ma qualsiasi giocatore di Magic. In una conversazione avuta con un amico e grande giocatore, mi è stato detto testualmente: “..Magic è assurdo perché lo puoi davvero giocare a mille livelli e dovrebbero spingere su questo..”. Se da un lato è vero che i pro players hanno i propri problemi con l’attuale gestione del gioco competitivo, dall’altro lato è vero che per ogni pro esistono migliaia di giocatori assidui o “semi-professionisti” che rimangono intrappolati in un sistema di qualificazione che ha come causa di un gigantesco collo di bottiglia il fatto che il Pro Tour, per come pensato attualmente, non ha sufficiente spazio per tutta l’utenza. Inoltre, come giustamente evidenziato da Thompson, 2/3 dei GP sono siti in Nord America e il resto del mondo viene trattato come se un viaggio Spagna-Russia sia lo stesso che raggiungere Denver da Los Angeles. Questo atteggiamento rispecchia in maniera quasi ilare lo stereotipo dell’Europa per l’americano medio. A riprova di ciò, vorrei evidenziare il dibattito avvenuto tra il francese Raphael Levy e il commentatore americano a lui accoppiato durante il coverage del GP Copenaghen, in cui Ondřej Stráský (nativo della Rep. Ceca) veniva definito uno “di casa” in quanto europeo. Sembra assurdo, ma credo questo rimarchi la mentalità di Wizard of the Coast rispetto i mercati non USA. Detto ciò, il sistema di pPTQ è notoriamente un fallimento in tutte quelle regioni (come l’Italia) in cui i relativi Regional PTQ raggiungono il numero di partecipanti dei vecchi PTQ. Quello di cui l’organizzazione generale non tiene conto è il fatto che benché ogni Regional dia la possibilità a solitamente 4 concorrenti di qualificarsi, il numero di Regional in una stagione non è 4 volte superiore al numero di PTQ che si tenevano al tempo nella stessa nazione. Inoltre, tornei grandi come i PTQ erano un’ottima occasione di confronto tra giocatori in un ambiente estremamente più competitivo degli scadenti pPTQ attuali. Dal punto di vista degli organizzatori e dei venditori, i PTQ erano inoltre un grande mercato e un’occasione d’oro di pubblicizzazione ed espansione sul territorio.

  1. Coverage is still abysmal.

Questo è l’unico punto in cui non sono del tutto concorde con Gerry. Per quanto il coverage degli eventi non sia il massimo, penso che la Wizard stia facendo un lavoro decente ed apprezzabile soprattutto al livello tecnico, specialmente negli ultimi mesi. Certamente il sogno sarebbe avere sempre Reid Duke al commento invece di gente decisamente meno competente e coinvolgente. Mi auguro che eventi come GP Richmond, in cui uno o più pro vengono seguiti per l’intera durata del torneo, diventino un po’ più frequenti in quanto estremante interessanti ed istruttivi. Per concludere questo punto, sono d’accordo che probabilmente un formato più universale come il Modern sarebbe stato più intrattenitivo (anche data la recente stagione di pPTQ), ma è anche vero che il World Championship è l’evento culmine dell’anno e non trovo così disastroso concludere la giostra con il top dei giocatori dell’anno che si sfidano pilotando i mazzi più forti (come MonoRosso, MonoRosso, RossoNero, MonoRosso, ah UW Gift).

  1. Cheating.

Beh, poco da dire. Barare è sbagliato e dovrebbe essere un reato.

Concludo con qualche considerazione personale venuta fuori durante una interessante discussione tra amici, con giocatori molto più bravi, esperti e longevi di me.

Un commento personale è che da giocatore non si può non essere d’accordo con Gerry. Più benefici fanno bene a tutti, a prescindere che siano giustificati o meno. Il problema di base è che Magic, a differenza di altri giochi tipo League Of Legends o Hearthstone ma anche di uno sport come Calcio o Basket, ha bisogno di un prodotto fisico (le carte in sé) e quindi non è corretto paragonare i vari giochi. Sono casi di business abbastanza diversi e non vanno confusi. La Wizard punta a vendere un prodotto mentre gli altri giochi incentrano il loro fatturato sull’intrattenimento, che poi contribuisce a vendere il prodotto. Il gioco di per sé è stupendo e superiore ad altri giochi anche nei suoi momenti più bui. Quello che non fa la Wizard è vendere intrattenimento, anche perché per un gioco complesso e non del tutto online come Magic è difficile. In tutto ciò è evidente che WotC non si è saputa adattare ai tempi e agli altri competitor e sinceramente non capisco come sia possibile che giocatori tipo Watanabe o Reid Duke, che potrebbero essere top player di qualsiasi gioco mentale meglio retribuito, ancora si dedichino alle Magic per vivere. Personalmente ho reagito abbandonando la “scena competitiva” che alla fine erano i pPTQ (un sistema terribile in Europa, che come dice Gerry non fa altro che generare perdenti) per giocare come hobby il lunedì sera e poco più. Spero sinceramente che l’organizzazione cambi, anche se non ci credo troppo.

Non capisco come sia possibile non avere delle menti giovani e di larghe vedute nel team di Marketing che adattino le strategie di vendita. Ad esempio, Hearthstone che è un gioco (aggettivo poco politicamente corretto) a confronto, va “a bestia” perché oltre ad essere accessibile sia economicamente che al livello di abilità, si basa sul mondo di World of Warcraft che ha un’utenza incredibile dal 2000 circa. La Blizzard crea delle storie (intrattenimento) e ci fa sopra vari giochi che puntualmente arrivano al top. Quanto tempo è che si parla di un film sul multiverso Magic? Mai realizzato. La Wizard è la proprietaria di D&D, mai fatto nulla per sfruttare ciò. Se riuscissero a essere innovativi avrebbero un flusso di denaro molto grande proveniente da altre fonti oltre che dal ricavo delle carte fisiche, il che permetterebbe di avere tornei più sugosi in fatto di premio, che di riflesso attirerebbe più gente e permetterebbe di avere un club di pro felici di giocare a un gioco. Poi magari dico (avverbio poco politicamente corretto), ma mi sembra che gli altri giochi siano Steve Jobs ai tempi del Mac e la Wizard sia Alan Turing. Poi ora esce Artifact, gioco di carte di Dota2. Primo torneo 2M di montepremi. Secondo me il gioco non sarà bello, ma la gente ci giocherà perché troppo più appetibile.

Questi ultimi due paragrafi sono il copia-incolla spassionato (ma censurato) di messaggi da me inviati. Voglio condividerlo con la comunità in quanto ritengo che bisogna essere onesti fino al midollo per unirsi alla protesta. Vi invito quindi a commentare in maniera onesta e costruttiva, a coinvolgervi nella protesta se siete concordi con quello che Thompson ha cercato di esprimere o ad argomentare se siete di altro parere. Il confronto è sempre estremamente importante e una comunità folta e attiva come quella di Magic dovrebbe essere ascoltata molto di più da chi sulla nostra passione ricava la propria fortuna.

Grazie a tutti per l’attenzione, al prossimo articolo, sempre su Magic Titans.

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