Fuori dai margini – beginner’s guide to artworking

Una luce opprimente si diffuse sul paesaggio, ammantando tutto di un cupo color cremisi.

La Guerra dei fratelli è finita, e nella sua scia restano soltanto macerie e rovine. Una nube di polvere e detriti, sollevata dall’esplosione del Golgothian Sylex, sta precipitando il continente Terisiare in una lunga e cupa notte innaturale. È l’Agosto del 1994, e la comunità di Magic si sveglia in un mondo più ostile e tetro: viene rilasciata The Dark (tradotta in italiano con L’Oscurità), la quarta espansione del gioco. In questa occasione vede la sua prima stampa una carta (a mio parere) bellissima: vi è raffigurata una luna, fredda e lontana, che illumina un paesaggio desolato. La sua presenza, tuttavia, è minacciosa, e come è scritto nel suo testo di colore, che ho riportato all’inizio dell’articolo, la sua luce ricopre ogni cosa di un cupo mantello rosso sangue. Non c’è da stupirsi, quindi, se l’effetto di questo incantesimo, semplice e perentorio, decreti una condanna per molti: “Nonbasic lands are mountains”. La carta di cui sto parlando, naturalmente, è Blood Moon.

Tutta questa introduzione altisonante spero sia servita a descrivere il mio sentimento di ammirazione per una carta così tanto “in flavor”, nonostante sia praticamente un’auto-lose per la maggior parte dei mazzi che gioco in Modern. E spero che questo sentimento di ammirazione sia scaturito anche in voi, così potrete capire appieno il mio orrore quando un mio amico mi ha sventolato in faccia questa, chiedendomi se potessi “sistemarla un minimo”:

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A parte la faccia disegnata con un pennarello con una punta veramente grossa, e l’evidente PIEGA che percorre la carta a metà, il dettaglio che mi ha fatto raggelare è che Ottava Edizione, a parte le carte foil, è a bordo bianco. Il vandalo che ha avuto per le mani questa carta, non solo ha regalato alla faccia rossa della luna un ghigno da Jack ‘O Lantern fuori stagione, ma con lo stesso pennarello ha pensato bene di annerire il bordo della carta. Non ho idea dell’ordine in cui si sono susseguiti i danni che si sono accumulati su questa povera, innocente Luna Insanguinata, se sia stata prima piegata e poi sporcata, o viceversa: so che non ne meritava neanche uno.

Piegare e colorare di nero il bordo di una carta è il modo più rapido per farle perdere qualsiasi valore avesse mai potuto avere. Il mio consiglio è: NON FATELO.

Naturalmente ho raccolto la sfida del mio amico: avrei cercato di ridare alla povera Blood Moon un minimo di dignità, in modo tale che lui potesse giocarla senza vergogna. È un po’ di tempo che nel tempo libero mi diverto a dipingere le magic, e colgo l’occasione che mi dà questo “restauro” per parlarvi delle tecniche base per artworkare le carte. Riusciranno i nostri eroi a ridare lustro alla luna rossa? Lo scoprirete in fondo alla pagina! Let’s go!

Innanzi tutto, un artwork è una modifica che viene fatta su una carta, generalmente riguardante l’illustrazione. Dalle comprehensive rules sappiamo questo:

Artistic modifications are acceptable, provided that the modifications do not make the card unrecognizable or contain substantial strategic advice. 
The Head Judge is the final authority on acceptable cards for a tournament.

La carta modificata, finita, non deve essere riconoscibile: gli strati di pittura o altro che vanno a comporre la modifica non devono rendere la carta più spessa o più pesante in modo riconoscibile (la renderebbero una carta “segnata” e non giocabile in torneo). La modifica non deve stravolgere il disegno della carta in modo tale da renderla uguale ad un’altra carta: anche se l’avete fatto in buona fede, è un modo per confondere l’avversario e voi potreste facilmente ingannarlo e barare. Inoltre, una modifica imponente della carta, ad esempio estendere l’illustrazione oltre il bordo e sopra il riquadro del testo (renderla full-art, in sostanza), porta di fatto al rendere difficile identificare una carta vera da una falsa: se la qualità della contraffazione è molto alta, soltanto il bend test può essere rivelatorio, ma piegare una carta dipinta la rovinerebbe sicuramente. Per questo motivo, carte di questo tipo possono non essere accettate in torneo, e potrebbe venirvi chiesto di sostituirle. In modo simile potrebbero essere rese “legali” carte promozionali a bordo dorato, ma in questo caso la verifica è molto più semplice, dato che il retro della carta è diverso. In ogni caso, la decisione finale sulla giocabilità o meno di una carta spetta sempre all’Head Judge.

Naturalmente, se una carta viene modificata per scopi diversi dall’essere giocata in torneo (collezionismo, ad esempio), non si pone alcun limite alla fantasia dell’artista.

Per iniziare ad artworkare le carte, un consiglio spassionato (e forse superfluo) è quello di iniziare da carte di poco valore, come le terre base. Le carte modificate, in ogni caso, sono da considerarsi di qualità “poor”, come quelle a cui vengono inchiostrati i bordi per farle sembrare meno rovinate. Per fare pratica, quindi, è meglio pasticciare su una Foresta piuttosto che iniziare dal Tarmogoyf del vostro amico rovinandolo irreparabilmente.

Materiali:

Il consiglio generale è di usare colori acrilici: io mi trovo molto bene con quelli per miniature (personalmente uso i Game Colors della Vallejo), ma va bene tendenzialmente qualsiasi colore acrilico buono. Non è una cosa da poco: andate a dipingere su carte che probabilmente voi o qualcun altro giocherà, e non ha senso usare un colore scadente che rischia di sgretolarsi/fare grumi/virare ad un’altra tonalità. Senza contare che le magic non sono stampate per dipingerci sopra, e un altro requisito che devono avere i colori che userete è quello di “aggrapparsi” bene alla carta (i colori per miniature funzionano molto bene in questo senso). Qual è il problema di acrilici del genere? Costano. Io ho iniziato soltanto con pochi colori: nero, bianco, magenta, ciano, giallo, verde e grigio (questi ultimi solo per non dover ammattire ogni volta a mischiare altri colori per farne uno uguale a quello usato in precedenza); in questo modo posso avere tendenzialmente qualsiasi colore mi serva con il minimo della spesa.

Il discorso della qualità vale anche per i pennelli: un buon pennello vi accompagnerà per la vita (magari no, ma per qualche anno sicuro). Dipingere le magic richiede un buon livello di dettaglio, e i pennelli con la punta fine hanno il brutto vizio di essere molto delicati. Per esperienza, sconsiglio i pennelli sintetici, almeno per le punte più fini: costano sicuramente meno, ma si rovinano molto più rapidamente dei loro colleghi di pelo, e vanno sostituiti più di frequente, vanificando il vantaggio iniziale di un costo contenuto. Di nuovo, personalmente, utilizzo pennelli più “grandi” per dare la base alla carta e per stendere i primi strati di colori (grandezza 0 o 1) e pennelli più fini per i dettagli (intorno al 5/0). In ogni caso queste scelte sono arbitrarie, e dipendono soltanto da come vi torna meglio lavorare.

Tipi di artwork:

Grossolanamente, possiamo dire che esistono tre tipi di artwork:

– i meno invasivi, che cambiano dettagli dell’illustrazione originale ma non escono dal riquadro prestabilito, oppure che riprendono alcuni dettagli dell’immagine originale e li portano “in primo piano” fuori dal riquadro

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– quelli che estendono l’immagine al di fuori dei margini, lasciando comunque più o meno inalterati i riquadri con nome, tipo ed effetti. Personalmente, insieme ai primi, sono il tipo di modifica che preferisco: danno un buon risultato estetico senza inficiare la giocabilità della carta.

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– quelli “full-art”, in cui permangono generalmente soltanto il nome e il costo di mana. Sono le altwork più ambiziose da realizzare ma le più “rischiose” dal punto di vista della legalità, come ho spiegato prima. Anche qui, in goni caso, la decisione finale è dell’arbitro: avere una terra base modificata in questo modo raramente darà problemi (è difficile pensare che qualcuno vada ad un torneo con una montagna contraffatta), mentre questi si potrebbero avere con carte più costose e rare da trovare. (La Bitterblossom che porto come esempio non è completamente fullart, ma finora non ho realizzato carte di questo tipo)

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Una volta reperiti i materiali e deciso il tipo di modifica da effettuare, possiamo dare libero sfogo alla fantasia. Per restaurare la Blood Moon in questione, ho deciso di estendere l’illustrazione oltre i bordi, per coprire quel terribile pennarello nero, e di cercare di riportare il disegno della luna all’originale. Personalmente, non mi piacciono le modifiche troppo invasive: estendere l’illustrazione è di per sé un bel lavoro, e in genere non lo accompagno a modifiche del disegno originale.

Infine, avere un ambiente di lavoro pulito e ben illuminato è un punto di partenza obbligatorio: non volete sporcare il retro della carta per sbaglio, e non volete nemmeno fraintendere i colori della carta ed utilizzare tonalità che, una volta alla luce del sole, si rivelino completamente diverse da quelle volute.

Passo dopo passo, più o meno, cominciamo!

1- Dare una base

Come ho detto prima, lo scopo delle carte di magic non è che la gente ci dipinga sopra, quindi per prima cosa occorre renderle un ambiente idoneo al colore. In parole povere bisogna stendere una base, per far sì che gli strati successivi prendano bene e, non meno importante, per dare alla parte su cui vorremo lavorare un colore uniforme. Ad esempio, se vogliamo estendere l’illustrazione della carta, specie se questa è chiara, è bene che non si veda lo stacco di tonalità che può dare il bordo, bianco o nero che sia. In genere il colore che si usa in questo caso è il grigio, che è un buon compromesso tra avere una base abbastanza chiara su cui stendere il colore (così sarà più immediato che quello che andremo a stenderci sopra corrisponda alle nostre aspettative) ed ottenere una buona coprenza con il minor numero di mani possibile. Un paio di mani di grigio generalmente bastano allo scopo. Che gli strati di pittura siano fini è necessario per un’altwork spessa il meno possibile, che è requisito fondamentale per la giocabilità della carta, come ho detto prima.

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È buona norma dipingere con la base una sagoma di quello che andremo a dipingere dopo, anche se si tratta soltanto di dettagli (questo sempre per dare un appiglio agli strati successivi e per uniformare la base di lavoro).

2 – Bozza

Se non ve la sentite di dipingere a braccio sulla carta, una volta che la base è asciutta potete abbozzare i contorni di quello che avete in mente di realizzare con una matita leggera (se calcate rischiate di grattare via l’acrilico).

3– Primi strati

Stendere il primo strato di colore ci dà indicazione dell’aspetto finale della carta: non è fondamentale a questo punto che i colori combacino perfettamente con quelli dell’illustrazione originale, perché avremo occasione in seguito di lavorarci sopra e di schiarirli, scurirli o dargli toni diversi. Non è ugualmente importante che i contorni siano precisi al millimetro: in un secondo momento dovremo in ogni caso sistemarli e correggerli.

Blood Moon è abbastanza tranquilla da questo punto di vista: è nera. Ho preferito tingere completamente i bordi di nero, anche dove dovrebbe continuare l’alone rossastro, perché temevo che passando direttamente il rosso sul grigio sarebbe risultato troppo chiaro, mentre in caso contrario avrei potuto schiarire il nero all’occorrenza. La parte sopra la luna, invece, in questa foto non è dipinta, e ci ho passato sopra direttamente il rosso, perché ero sicura che mi servisse una tonalità molto accesa. Nella foto si vede come ho iniziato a schiarire il faccione sulla luna: ci sono andata abbondante con il bianco (anche fuori dai “contorni” del bianco originale della carta, per intenderci) per il motivo che ho detto prima, e anche perché il rosso dei crateri è abbastanza chiaro, e non sarei riuscita ad avere un effetto simile dipingendo direttamente sul grigio. (mi scuso per la bassa qualità della foto).

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4 – Primi dettagli

In genere in questa fase continuo ad usare il pennello più grande, per dare i chiaroscuri e definire i volumi, e per aggiungere dettagli grossolani che andrò a ridefinire dopo. Preferisco dare più strati di colore un po’ diluito, a seconda della situazione, in modo tale da avere sempre strati abbastanza fini. In più, la diluizione mi dà più controllo sulle sfumature del chiaroscuro.

Dipingendo la Luna, mi sono accorta che il nero che avevo dato di base non faceva emergere abbastanza il rosso: anche se il colore è coprente, avrei dovuto stendere uno strato più spesso, quindi ho deciso di ridare un alone chiaro su cui avrei ripassato successivamente il rosso. Dopo ho ridefinito i contorni del terreno con il nero, e ho aggiunto l’albero. Per quanto riguarda la luna, ho abbozzato i crateri basandomi sul disegno originale.

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5 – Dettagli finali e rifiniture

A questo punto inizia il lavoro davvero minuto, e in genere passo a pennelli più piccoli. Poer i dettagli finali dei crateri, o della luce rossa tra le foglie dell’albero e sulle pietre, ho utilizzato un colore quasi per nulla diluito, mentre per le sfumature della superficie della luna l’ho annacquato parecchio, facendolo sembrare quasi acquarellato. Utilizzo questa tecnica per schiarire: dipingo il punto luce con il colore quasi puro, poi lavo il pennello e, lasciandolo umido ma non carico d’acqua, inizio a sfumare il colore nella direzione desiderata.

Infine, dato che avete faticato per la vostra “masterpiece”, firmatevi, in modo modesto, in un angolo della carta, o comunque in un posto dove la firma non copra il disegno.

Aspettate che la carta sia perfettamente asciutta prima di imbustarla, meglio se in una perfect size per evitare che la carta sbatacchi “nuda” nella bustina più grande e che si rovini il disegno.

 

Qui c’è la pagina del sito di riferimento degli arbitri italiani per quanto riguarda le carte artworkate (è molto dettagliato e fugherà ogni vostro dubbio).

Spero che questi consigli vi siano utili se volete cimentarvi nell’arte di artworkare. Essendo autodidatta per quanto riguarda la pittura, probabilmente avrò commesso qualche errore tecnico: se vedete che ho scritto qualche eresia, o volete suggerirmi alternative migliori, sentitevi liberi di commentare e aiutarmi a migliorare!

Sincerely yours, Chiara.

… ah, giusto! Questa è la carta finita. Non avrei potuto in alcun modo farla tornare al suo splendore originario, ma spero di averle reso giustizia. La luna rossa illumini il vostro cammino!

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